la gemella sbagliata - ann morgan edizioni piemme

la gemella sbagliata e il profumo della rosa

La gemella sbagliata (click) è la risposta di Ann Morgan all’affermazione di Shakespeare:

Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo. 

(Romeo e Giulietta, atto II, scena II)

Edizioni Piemme ha pubblicato un libro che indaga sull’identità, su cosa la rende tale e su quanto un nome possa essere condizionante, per una persona. E se tutti questi temi sono complessi da soli, trovarli in un thriller psicologico richiama particolarmente l’attenzione del lettore !

Diciamo anche che questo è stato il primo romanzo letto nel gruppo Mordi la Lettura e commentato settimanalmente insieme ad altri lettori e alla mia socia, Marilena. Specificarlo è doveroso, perché scrivere questo articolo senza menzionare i pareri e il confronto con i membri del gruppo toglierebbe al libro gran parte del suo valore sentimentale.

Iniziamo?

Helen ed Ellie sono due bambine piccole, gemelle identiche soltanto nell’aspetto.
Infatti, mentre Helen è precisa, ordinata e un po’ diva, Ellie è introversa, chiusa, quasi definita come un impiastro. Queste differenze non spiccano soltanto fuori le mura di casa, ma soprattutto dentro. Le due bambine hanno infatti una madre che non perde occasione per mortificare una figlia (indovinate chi?) esaltando i pregi dell’altra, forse caricandola di fin troppe responsabilità e aspettative.

Questo loop si spezza il giorno in cui le due bambine decidono di scambiarsi i ruoli. Così Helen veste i panni della sorella ed Ellie può finalmente scoprire come ci si sente a non essere la gemella sbagliata. Quello che succede dopo, è qualcosa di prevedibile: Ellie non vuole cedere il potere. Ed è così brava a interpretare Helen che nessuno si accorge dello scambio.

Ecco dunque che torniamo alla citazione di partenza, trasformandola in una vera e propria domanda: una rosa, seppur chiamata con altro nome, conserva ugualmente il suo profumo?
Helen inizialmente sembra volerlo dimostrare: pur indossando i panni di Ellie, è convinta che comportandosi com’è solita riuscirà a far aprire gli occhi agli adulti più vicini, specialmente a sua madre. Ellie, invece, sembra voler contraddire in ogni modo Giulietta e la sua celebre battuta.

La narrazione segue la crescita delle due sorelle, alternandosi però a estratti di presente dal punto di vista di Smudge, la macchia indistinta, la gemella sbagliata.
Smudge è una ragazza distrutta, bipolare, sente le voci. Ha un passato da artista ma ha perso completamente la sua identità e quindi, il suo talento. Quando scopre che sua sorella è in coma, viene riportata a forza in un universo familiare che sembrava distante e dimenticato, e non può fare a meno di sentirsi aliena. E forse è proprio grazie a questo che riuscirà finalmente a sciogliere i nodi e a ritrovare se stessa.

Il merito di Ann Morgan è quello di mantenere viva questa incertezza quasi fino alla fine del romanzo. Questo è quanto ho potuto provare sulla mia pelle, ma che ho riscontrato anche nei resoconti settimanali dei miei compagni del gruppo di lettura condivisa.
Ellie ed Helen sono personaggi che si adattano, in un certo qual modo, alle loro vite, creando figure ibride: Hellie, Smudge. Cercare di sapere chi sia chi è il vero motore che spinge a girare le pagine una dopo l’altra.

Shakespeare è quindi in errore? Una rosa, privata del suo nome, può cambiare il proprio profumo e perdere le sue spine?
Forse sì, forse un po’. E nel caso de La gemella sbagliata questo è evidente per Helen che, subendo la vita della sorella, non ha potuto fare a meno di perdere man mano un pizzico di sé fino a non riconoscersi più, assumendo ed esasperando alcune caratteristiche di Ellie, che non sembra essere da meno. Il tutto, sulla linea di un thriller dal ritmo serrato fino all’attimo dello scioglimento, portatore a sua volta di inaspettate conseguenze.

In una delle mie ultime video-recensioni ho svelato il piatto dedicato a Helen ed Ellie.
Parlare de La gemella sbagliata richiede qualcosa dal sapore che non si estingue, un piatto di sostanza che pur essendo facile da mangiare, risulti pieno nel gusto.
Questo perché ci sono tanti elementi, in questo libro, primo tra tutti quello dell’identità, che mi ha portata a scegliere il pollo come elemento principale. Il pollo ha un sapore delicato e mai veramente proprio, perché tende a subire facilmente altri elementi. Un po’ come le gemelle, che sono carne bianca e assorbono  quanto succede loro senza in realtà poter agire davvero. Ecco, diciamo che il pollo è condizionato dagli alimenti a cui si accompagna come le due ragazze lo sono dagli occhi di chi le guarda.

Lungo tutta la narrazione c’è qualcosa dal sapore acidulo. Quella tensione che trasporta tutte le emozioni provate dai protagonisti, tra cui primeggia il rancore e un pizzico di rammarico. Loro e anche un po’ nostro, di lettori, perché a volte le scene descritte sono così forti da non poter evitare un pizzico di livore. Nella cucina letteraria di #readEat questo elemento è rappresentato dallo yogurt greco e dal limone, basi per la marinatura del nostro pollo, ingredienti di cui la carne prende maggiormente il sapore anche se sono scie leggere sul palato, non restano.

Cos’è, allora, che resta? L’intensità di ogni momento, la rabbia, la tensione narrativa. Sono tutti ingredienti forti, spezie decise come il pepe, il pepe di cayenna e la polvere di chili, addolciti da alcune note più morbide come quelle della paprika dolce.
E così, ecco nel piatto La gemella sbagliata, una pietanza a base di carne bianca che possa dimostrare tra le pagine e sulla lingua che a volte chi sei può essere coperto dalle contingenze e che sì, forse un nome è tutto ciò che conta.

 

trentatré volte
come il detto, avete presente? Si mastica trentatré volte. Questo è vero tanto a tavola quanto nella lettura. Grazie al gruppo, ai resoconti settimanali, alle tappe comuni, ho imparato che a volte masticare piano e tanto è il miglior modo per gustare un libro. Morigeratezza, ripagata totalmente dalla possibilità di commentare insieme quanto si legge, confrontando i punti di vista e anche gusti differenti. C’è più divertimento nel condividere con gli altri quelli che sono i propri piccoli passi all’interno di una narrazione, così com’è bello cenare in un ristorante e scambiare qualche boccone con il piatto del vicino.

 

 

‘La gemella sbagliata’ di Ann Morgan, Edizioni Piemme.
recensione #readEat – libri da mangiare

Editor freelance, lettrice compulsiva, mangiona impenitente. Tra un refuso e una briciola recensisco libri e lavoro con gli autori accanto alle loro storie.

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