a cena con Sara Carnevale

Incontrare un’autrice della tua stessa zona è coincidenza, incontrarla di così buon animo una fortuna. Entrare nel mondo di Sara Carnevale è stato un viaggio che mi ha restituita al mondo arricchita, e non soltanto perché mi ha fatto apprendere i solo-per-me nuovissimi  modi di utilizzare Instagram (avete visto la diretta, ieri? No?! Correte!), ma anche perché leggere il suo libro, Tutto il peso di una caloria (Intrecci Edizioni), mi ha tenuto… anzi, ci ha tenute tanto tempo a riflettere, aprendo la strada a un confronto quanto mai produttivo.

Tutto il peso di una caloria – diario di una dieta dell’anima è un fuoriprogramma, qui nella cucina letteraria di #readEat, e ci parla della storia di Paola, cinquantenne reduce da un infarto a causa del suo sovrappeso. Paola, infatti, pesa ben centoquaranta chili e da sempre ha utilizzato il cibo come una coccola, un conforto, un amico che non chiede e tutto comprende. La cura presso una nutrizionista e una psicologa la aiuteranno a capirsi meglio e a indagare fino alle radici quello che è il suo rapporto con il mangiare, portandola a riflettere e a considerare una nuova vita alla luce di interazioni più sane e autentiche con le persone e l’ambiente circostante.

Adesso, la maggior parte di voi ipotizzerà un libro incentrato sul disturbo alimentare e sulla lotta di una donna per risalire la china. Vi anticipo subito che è così… eppure non lo è. Dal punto di vista di Paola, assistiamo con lei alla sua vita e alla sua dieta nel senso più letterale della parola, non come restrizione alimentare ma come abitudine quotidiana. E se ogni caloria che ingeriamo rappresentasse un’emozione a cui non si sa dare nome, quale sarebbe il peso effettivo di ogni caloria? Di quante ne avremmo bisogno per terminare la giornata? Posso garantire che la cifra finale non è quella che ci si aspetterebbe.

Ho avuto il piacere di avere a cena Sara Carnevale, e poterle proporre così il piatto che ho cucinato ispirandomi al suo libro. Tranquilli, l’autrice sta bene.
La sua esperienza professionale mi ha fatto suonare un paio di campanelli, ora nuovi nodi da sciogliere: sempre più spesso si mangia perché il cibo consola e ci protegge, svolgendo quindi una funzione che, non potendo sempre esercitare da soli per noi stessi, sopperisce a delle domande di aiuto che altrimenti sarebbe spontaneo chiedere a terzi. Cosa succede quando si elimina il ricorso al cibo durante un momento di crisi? ‘Chiedi aiuto’ è una possibile risposta. Tuttavia, come si impara a chiedere aiuto una volta incastrati in un meccanismo distruttivo? Quando si è abituati a inghiottire ogni emozione, dalla gioia alla rabbia, è possibile imparare di nuovo a comunicare?

Il secondo nodo non si scioglie, è ben stretto e questo non soltanto grazie alla chiacchierata con Sara, ma anche grazie al punto di vista totalmente nuovo che Tutto il peso di una caloria è in grado di offrire, ovvero quello della protagonista. Il nodo riguarda l’accettazione di sé. Quando accettarsi per quel che si è vuol dire arrendersi anziché amarsi? Qual è il confine tra curvy e obesità? Lo chiedo perché la linea di demarcazione tra i due termini da un po’ non è molto netta, e spesso definirsi in un modo piuttosto che in un altro è utile unicamente a rafforzare quell’incapacità comunicativa che impedisce di chiedere aiuto.

Cosa penso io, dite?
Io credo che amare se stessi sia qualcosa che si apprende durante l’arco di una vita intera. Spero di essere più matura rispetto ai miei diciott’anni e al contempo so di dover imparare ancora tanto prima dei quaranta. Da bambina odiavo i miei capelli ricci e oggi non li cambierei con nessuna chioma fluente. Ho il naso storto e qualche rotolino, non sono filiforme ma ho trovato la grazia anche nelle mie giunoniche forme. Accetto il mio corpo e cerco di volergli bene tutti i giorni (siamo donne, non è scontato!), sebbene anche la tavola sia un amore piuttosto comprovato. Argh.
Tutto il peso di una caloria – diario di una dieta dell’anima mi mette di fronte a tutti i miei complessi e al dilemma di cucinare qualcosa che sia sano ma che non somigli al pollo bollito con fagiolini lessi, non fosse altro perché stasera ho un’ospite particolare!

Dunque, cara Sara, come ben sai il tuo menù prevede striscioline di pollo in crema di zucchine. Per onorare un libro che parla – anche se come pretesto – di dieta, ho cercato di mantenere il tutto più light possibile, utilizzando poco olio e usando la panna di riso, anziché del formaggio spalmabile o la panna da cucina. Come hai detto tu, questo è un piatto che ricorda Paola, con una cremosità quasi burrosa, ingannevole sul palato finché sotto i denti non arriva la consistenza del pollo, così che mangiando è ben chiaro quale scorza dura ci sia in questo personaggio, sotto quei centoquaranta chili. Il piatto ha un contorno a base di patate novelle infuocate, marinate nel pepe, chili e tabasco. Non c’è mediazione di gusto, qui, non c’è dolcezza che possa attutire il sapore forte delle spezie; le patate sono rappresentative di un altro personaggio del libro, la madre della protagonista. Perfetta nella forma liscia e tondeggiante, ma dal sapore che in gola lascia senza fiato. Se in modo positivo o negativo, io non lo dico.  Vi tocca leggere… o mangiare qualcosina.

 

testimonianze

L’autrice sa che per dedicarle un piatto ci ho rimesso mezzo dito, ustionato con il manico della padella. Questo per ricordare a tutti che scrivere e cucinare sono entrambe questioni di responsabilità verso quello che si propone agli ospiti, fosse anche un pezzetto di sé, reale o figurato.
A tal proposito, prendo le mie responsabilità indirizzandovi a una nuova sezione di #readEat – libri da mangiare: Finger food.

Editor freelance, lettrice compulsiva, mangiona impenitente. Tra un refuso e una briciola recensisco libri e lavoro con gli autori accanto alle loro storie.

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