Letto, riletto, recensito - Salvatore Massimo Fazio

letto, riletto, recensito! Il pranzo di Salvatore Massimo Fazio

Letto, riletto, recensito! (click) è il sito di Salvatore Massimo Fazio, filosofo, critico, educatore e tante altre cose. Lui è già stato qui, in cucina da #readEat, e poiché l’intervista è molto, molto nutrita, mi permetto di essere breve almeno negli onori di casa!

Buon appetito!

Antipasto
Salvatore Massimo Fazio o Massimo Fazio, il salvatore (gli influssi della Pasqua sono duri a morire). Nel mondo editoriale la tua è una figura abbastanza eclettica… Scrivi, leggi, rileggi e recensisci, presenti. Rompiamo il ghiaccio, com’è nata l’idea del blog?

Di professione dal 7 marzo sono disoccupato, ma per ventun anni ho lavorato nel settore psichiatrico come animatore, educatore professionale e infine pedagogista. Il problema dalle mie parti è quello delle cooperative, di alcune (di quella dove ho lavorato io): fottono l’operatore e si fottono gli introiti. Allora mi invento un blog che esuli gli standard classici, e inizio a parlare con termini miei delle mie radici, del mio modus vivendi et operandi… il tutto per amor di lettura e amor di guadagnare. Ecco come è nato.

Primo
Ecco, magari come si guadagna con un blog te lo chiedo quando siamo io e te (segue risata isterica)! Scherzi a parte, quando parli di ‘termini tuoi’ cosa intendi? In cosa è diverso Letto, riletto, recensito! ?

Troppe video recensioni (principalmente io faccio quelle, poi ho la blogger Domenica Blanda che cura le recensioni e i blogger Tempio e Cicala che fanno video recensioni specifiche) di vari blogger, mancano di un tocco di indipendenza: io sono un volgaraccio, diretto, non le mando a dire. Guarda l’ultima del libro di Roberto Camurri, associo una polemica contro chi fa imprenditoria mafiosa dell’editoria e li mando a fare in culo, già più volte negli anni mi hanno minacciato, disintegrato l’auto, fatto trovare pizzini sotto casa, insultato come “fascista”…

Insomma dalla mala alla sinistra radical chic di sto cazzo ce li ho contro, sono contento che giorni fa ho incontrato un emblema della sinistra seria catanese, Daniele Cavallaro, che mi ha detto: “sei un provocatore, anche io lo sono. Se giova vediamoci, e se vuoi vieni ai ‘giri’ nel quartiere dove sei nato, che col gruppo ‘Partecipa’ facciamo già da anni”. Ecco, ciò mi ha fatto felice. Chi parla a vanvera rompe i coglioni, chi si attiva nel tangibile non dico mi apprezza, ma almeno mi riconosce.

Secondo
Credo che la provocazione, quando sensata e fatta bene, sia uno spunto utilissimo per uscire dal proprio schema e pensare in modo nuovo. In questo senso, ben vengano i provocatori, che fan pensare due volte prima di parlare! Tu hai parlato sia di imprenditoria mafiosa dell’editoria che di attività sul territorio catanese. Puoi essere più specifico?

Le attività sul territorio catanese a cui alludo sono di matrice politica, estremiste da una e dall’altra parte. Ambedue si sviluppano nei quartieri dove sono nato. Sai, io sono nato in casa, in un quartiere popolarissimo di Catania che si chiama Cappuccini, dalla chiesa dei frati omonimi.

‘Partecipa’ è un movimento della prima circoscrizione di Catania, dove rientra la zona dove nacqui. L’impegno dei ragazzi di questo movimento è culturale a tutti i costi: scoprire piazze, pozzi, percorsi che noi catanesi nemmeno consociamo (ecco cosa vuol dire ‘fare il giro’ n.d.r.)! E in più, c’è stata l’apertura di una piazza, Piazza dei libri, nel cuore del rischio della delinquenza minorile.
Io faccio una statua a Daniele Cavallaro anche se un po’, per non più di dieci minuti, quando lo conobbi sui coglioni mi stava col suo silenzio. Oggi ribadisco, gli faccio una statua.

Poi ci sono gli antagonisti di destra, che non sono così malvagi come in Italia si dice: ‘Catania che scrive’ è una rassegna letteraria che hanno costruito ad hoc e che fa il pienone a ogni incontro. Vicino a loro c’è il leader della curva nord del calcio Catania che si chiama Michele Spampinato, riconosciuto in tutta Italia come “il sociologo della curva”. Ecco, Michele ha inteso far curva integrando i giovani e togliendoli dai casino che i quartieri propongono.

Siamo nati nello stesso quartiere è nello stesso abbiamo vissuto. Sarà stato quel periodo tra metà anni Settanta e inizio Ottanta: innovazione a tutto spiano…. questa è la serietà sociale.

Sulle mafie ben poco da dire, non mi metto a far demagogia. C’è una mafia ben più rischiosa in Italia, e in Sicilia e a Catania: sbarco di immigrati, 35 euro al giorno che non vanno agli immigrati ma a quei signori che aprono cooperative per fottere il settore e sfruttare operatori qualificati. Poi, due euro li danno agli immigrati, e altri 33 nelle loro tasche.
Io avevo un presidente che mi diceva: “Oh, ma che sei matto? Io devo mantenere i miei figli”, quando gli facevo notare che “sai X, sono 9 mesi che non paghi… ”
Guarda come mi è finita, questa è la mafia a cui alludo.

Comprendi bene che chi non sta zitto è tagliato fuori. O ancora, provocai politici che chiedevano il voto e a cui ho risposto: “prima datemi un posto nella pubblica amministrazione, poi scelgo se votarvi”. Praticamente ho sovvertito le classiche raccomandazioni.. Un fallimento… quelli che erano pronti a provocare con me si sono cagati sotto. Son rimasto solo, mi vogliono bene solo gli estremisti puri, quelli che fanno, di cui ti ho detto sopra, senza interesse di far politica o meglio: la politica la fanno, ma intesa come benessere per il quartiere che è la ciliegia della città. Che si fottono i politici quelli dei manifesti: quanta merda.

Contorno
Al di là del credo politico, credo che ‘estremisti’ come li chiami tu possano trovarsi d’accordo sul terreno fertile del ‘fare per gli altri’. Dedicarsi al prossimo tramite progetti volti al benessere (materiale e culturale) altrui è un’attività senza partito, libera dai concetti di destra e sinistra.

Purtroppo #readEat non è una sede molto adatta per parlare di politica o denuncia sociale, anche se… se c’è un’attività che un intellettuale deve svolgere è proprio quella della provocazione. E tu provochi, sia attivamente con la tua persona, in determinati contesti, che intellettualmente nel campo filosofico, con qualcosa già visto su questo blog ma che adesso posso approfondire, ovvero: Regressione suicida. Provocazione filosofica?

Molto lo condivido, di ciò che scrivi, ma estremismo non sempre è socialità, delle volte è scontro, mentre quello di cui parlo io è ciò che hai inteso bene tu. Regressione è quanto mi sono augurato, retroagire senza più capire nulla. Morire, per rinascere. Abbandonare speranze, illusioni, credenze, ritornare nel liquido amniotico materno e sapere perché sono ansioso e nevrotico.

Dolce
Quando ho letto il tuo libro, quello che mi ha colpito maggiormente è stata la possibilità di poter applicare il pensiero regressivo in più ambiti della vita. Sia per riscoprire la meraviglia – l’ovvio e la quotidianità sminuiscono di molto il valore delle cose, penso – che per quanto concerne l’agire. Tenendo conto di quanto abbiamo detto fino ad ora, la provocazione filosofica della regressione può essere convogliata anche nella praticità delle azioni?

Mi ricordo un libro dove vi era una Variante Bailant: due giocavano a scacchi e quando uno dei due sapeva di aver perso, per far continuare la partita si alzò e sferrò un pugno all’avversario. Cosi la partita rimase sospesa, mai finita, nonostante il colpito fosse vincitore. Regressione suicida è un libro polemica contro certuni idioti, in particolare uno che si spaccia per amico di Sgalambro quando nessuno li ha mai visti insieme se non qualche scatto a casa del filosofo lentinese.

Lo stronzo ha più volte dichiarato a molti che io non potevo far filosofia perché non ero all’altezza.  Allora ho scritto ‘sta trattura di palle di tipo accademico, con tanto di introduzione dove faccio riferimento allo stesso, insegnandogli che filosofi non si è perché vado a sviscerare tutta la mia ambizione di avere una foto con chissà quale docente contemporaneo di filosofia, questa è roba da coglioni e coglione è chi gli serba spazio nei siti e nei giornali. In fin dei conti, su Sgalambro ho scritto prima che la belva scrivesse una tavolata allucinante… e amen.

Pertanto, l’azione che ho sferrato all’idiota è una lezione, inevitabile. A uno che piagnucola se non esce sui giornali basta insegnare che si riesce a far filosofia per bene anche senza sparare cazzate sulle conoscenze e senza vestirsi come vecchi novantenni avendo trent’anni.

 

ps.
Se andate a sbirciare sul sito di Letto, riletto, recensito!  troverete la sezione ‘cucina’.
Quindi, fate come Fazio e dimostrate anche voi che la passione per un buon libro non è diversa da quella per la bella cucina!
(Certo, il gioco di aggettivo è voluto!)

Lettrice compulsiva, novella editor e comprovata mangiona, abbino quel che leggo alle pietanze che cucino per un nuovo modo di vivere le letture. E tu? Vorresti che il tuo libro fosse il prossimo? Contattami!

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