Uomini di poca fede, NicKolas Butler, Marsilio

Uomini di poca fede, di Nickolas Butler

Uomini di poca fede (click) è la lettura selezionata dai #ragazzitralepagine per il mese di febbraio. Il romanzo di Nickolas Butler, è edito in Italia da Marsilio e affronta due temi importanti: genitorialità e fede.

Ambientato in una cittadina della provincia americana, segue le vicende di Lyle, uomo d’un pezzo e abbastanza concreto, come radicato nella terra, di quelli che alla vita ha chiesto sempre poco, non perché si accontentasse ma perché tutte le proprie considerazioni, lui, le aveva già fatte. Di recente, Lyle e sua moglie Peg hanno riaccolto in casa la loro figlia adottiva Shiloh e il loro nipotino, Isaac.
Shiloh è una fervente religiosa, si è da poco unita alla chiesa del pastore Steven, in una cittadina differente. Proprio per stare più vicina alla propria chiesa, decide di trasferirsi e di portare con sé il bambino.

Ora, fin qui non ci sarebbe nulla di male, direte.
Non fosse che il pastore Steven ha dei piani per il piccolo: lui e la chiesa ritengono Isaac un guaritore, un bambino capace di operare miracoli.
Tutto ciò che ne deriva, è per voi da leggere e per me da cucinare ma anche qui, occorre prima capire quali fornelli ha stimolato questo libro.

Uomini di poca fede parla di barriere, gap generazionali e indubbiamente del modo migliore per esprimere una religiosità che può appartenerci come no.
In questo quadro, Lyle è profondamente ancorato alla propria razionalità e al proprio vissuto e, anche se disilluso nei confronti della fede, non smette mai di porsi domande e mettersi in discussione. Per questo si chiede se sia stato un buon genitore, per questo si preoccupa del proprio nipotino anche quando gli viene detto di non farlo.

Alla base del rapporto tra genitori e figli c’è l’accettazione. Inizio a credere che forse è vero, noi figli non potremmo mai capire che un genitore è capace di amarci al di là di ogni nostro possibile errore. Siamo troppo impegnati, spesso, a sentirci giudicati da loro, prima di scoprire che il primo giudizio è sempre e comunque il nostro.

Accettare significa essere consapevoli dell’essenza di qualcuno anche se non si è propriamente concordi con le sue azioni. Più o meno, è quello che Lyle si costringe a sopportare quando Shiloh gli si allontana. E cerca di inghiottire ogni bolo amaro mentre suo nipote viene preparato per diventare il nuovo Salvatore. Credo sia un mix letale di impotenza e frustrazione, questo, particolarmente raro.

Ho apprezzato la narrazione più per gli spunti di riflessione che mi ha dato, che per la narrazione in sé. Quella pesantezza, quel bolo, l’ho sentito scendere fino alla fine e purtroppo, ho fatto talmente indigestione di domande da dimenticare di godermi il pasto.
Nella cucina letteraria di #readEat so bene come rappresentare Uomini di poca fede, il senso di pienezza fiaccante è quello che si ottiene solo con la combinazione nutrizionale carboidrato+carboidrato: il pane croccante con sopra la frittata di patate.

La sostanza sicuramente c’è: il pane richiama la durezza di Lyle, aromatizzato all’origano perché mi ricorda un po’ la campagna. La patata è dolce e morbida, la natura di Peg e Shiloh, di Isaac, bilanciano e contrastano la croccantezza del pane. Il vero atto di fede, qui, è la digestione.

spuntino
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Non siete curiosi di sapere cosa pensano riguardo Uomini di poca fede?

Uomini di poca fede, Nickolas Butler, Marsilio
recensione #readEat – libri da mangiare

Editor freelance, lettrice compulsiva, mangiona impenitente. Tra un refuso e una briciola, recensisco libri e lavoro con gli autori, accanto alle loro storie. Fino al 15 settembre accetto manoscritti per valutazioni gratuite!

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