Tutto chiuso tranne il cielo, Eleonora Caruso, Mondadori

Tutto chiuso tranne il cielo, o forse siamo chiusi noi

Tutto chiuso tranne il cielo (click) è il romanzo di Eleonora Caruso, edito Mondadori, che approfondisce la figura di Julian, personaggio già incontrato ne Le ferite originali.

Il romanzo vuole essere indipendente dal primo, e ci riesce, sebbene ammetto che incontrare figure già amate in precedenza faccia piacere. Dal mio punto di vista, Tutto chiuso tranne il cielo è un’esperienza generazionale. Non sono tantissime pagine, ma il libro convoglia tanti argomenti, tant’è che alla presentazione avvenuta alla Mooks di Napoli, avremmo potuto parlare per ore!

Ma andiamo con ordine.

Julian è un adolescente di ritorno dal Giappone. La sua è stata una fuga, l’Oriente un rifugio dove poter leccare qualche ferita, attendendo la magia di una chiusura miracolosa.
Quando torna in una Milano calda ed estiva, Julian scopre che il tempo non guarisce ogni male, che mettere ore e mesi tra se stesso e un problema non costringe il problema a sparire.

In Tutto chiuso tranne il cielo si parla di cibo. Vi è mai capitato di fare un fioretto, a Pasqua? Ecco, Julian sembra aver concordato un fioretto con la vita stessa, fin da bambino. L’ottica del sacrificio, così tipica del nostro modo di vivere, si stringe attorno allo stomaco del ragazzino prima come una preghiera infantile, un piccolo voto per il bene della famiglia, poi anche in età adolescenziale, diventando così un vero e proprio problema di comunicazione.

Sapete, il corpo umano è una macchina meravigliosa.È allenato alla digestione così che possiamo ricominciare a mangiare solo una volta aver smaltito il pasto precedente. Con le emozioni è la stessa cosa. Julian ha come un palloncino nello stomaco, qualcosa che gli mozza la voce e gli impedisce di incamerare nuove sensazioni.

È come un pupazzo, spesso e volentieri, è lì e non mette, non toglie, non prende decisioni. Ha ancora la sua ferita originale, da elaborare, e quella ferita ha il volto di Christian.
Non del tutto privo di espressione, sfoga sui social network in foto fatte di pennarelli e X sulla bocca, un inno al contenimento, ‘tappare’, in questo caso, non è soltanto una squisitezza linguistica della Caruso, che esplora nuove parole per nuove tecnologie, ma diventa anche sinonimo di chiusura: Julian si tappa la bocca.

Il problema, qui in Tutto chiuso tranne il cielo, è proprio questo. Nell’incapacità di immettere e vivere cose nuove, ciò che abbiamo dentro inaridisce. Non mangiare impedisce di rapportarci a sapori nuovi, il silenzio non dà sfogo al sentimento e rimanere fermi, a lungo andare, ci rende poveri. E magri dentro.

Attorno a Julian, ruotano altre figure: giovani youtuber, l’amica cinese di nuova generazione, il nuovo personaggio di vecchia generazione, a zoppicare su un mondo che non comprende più. Sono tutte voci che però non cantano in coro con il giovane protagonista, perché nella narrazione rimangono isolate, Julian rimane isolato.

Non so voi, ma Tutto chiuso tranne il cielo mi ha ricordato un grosso carcere. Per la precisione, la prigione in cui si sveglia Bruce Wayne quando viene sconfitto da Bane, ne Il cavaliere oscuro. Anche lì è tutto chiuso, tranne il cielo. Come Batman, anche Julian è in una prigione, tenuto in ostaggio da se stesso. E qual è il piatto tipico dei grandi carcerati? Quello della dieta, quello che nominiamo sempre anche noi quando dichiariamo che, con l’estate imminente, ci riduciamo al pane e acqua!

Pane e acqua non è solo il pasto del carcere, però. È anche il pasto della povertà, quella fisica ed emozionale a cui Julian, in Tutto chiuso tranne il cielo, si condanna. È come una fresella, indurita e croccante, che deve soltanto lasciare l’acqua, le lacrime, la vita, a renderlo più morbido. Il pomodoro e l’origano a dare sapore.
Se ci sia riuscito o meno, non ve lo dico.

 

la dieta dell’estate
lo diciamo sempre, ma quanti di noi riescono a mantenere i buoni propositi per mostrarsi a mare? Certamente non questa editor. Il libro di Eleonora Caruso mi ha ricordato, ancora una volta, che cibo ed emozioni viaggiano sullo stesso binario, metabolizzate e immagazzinate sulla pancia, sui fianchi e sul cuore.
Tutto chiuso tranne il cielo ricorda che nel rapporto con il prossimo, dobbiamo donare, e si dona con una sola domanda: come stai?

 

 

Tutto chiuso tranne il cielo, recensione #readEat del romanzo di Eleonora Caruso, Mondadori.

 

Vi è piaciuto l’articolo? Siete curiosi su quel che accade ne Le ferite originali? Allora cliccate qui!

Editor freelance, lettrice compulsiva, mangiona impenitente. Tra un refuso e una briciola, recensisco libri e lavoro con gli autori, accanto alle loro storie. Fino al 15 settembre accetto manoscritti per valutazioni gratuite!

Rispondi

Site Footer