Francesca Noto - I figli della tempesta

tempesta in arrivo: mangiare con Francesca Noto

Bentornati, cari lettori!
Questa settimana abbiamo come ospite speciale Francesca Noto. Lettrice, traduttrice, editor, autrice de Il segno della tempesta I figli della tempesta. Mamma, amazzone, che altro? Ah, sì. Persona squisita conosciuta in quel di Roma, a Più Libri Più Liberi.

Quindi, in cucina da #readEat, oggi a tavola parliamo di adolescenti, mitologia, progetti, editoria e fantasy! C’è da abbuffarsi, quindi auguro a tutti una buona lettura!

Antipasto
Ciao Francesca, grazie per essere qui a non farmi mangiare da sola! Tu, come molti miei ospiti, hai la caratteristica speciale di essere multitasking: leggi, scrivi, traduci, il tuo lavoro è una fucina in continua produzione! Oggi parliamo un po’ de Il segno della tempesta (clik), un urban fantasy che si tuffa nella mitologia nordica. Quindi: Lea e Sven, ce ne parli un po’?

Ciao Ida, grazie innanzitutto per il tuo invito: è un piacere gustare questo antipasto con te! Ebbene sì, ammetto che avrei proprio bisogno di una giratempo come Hermione Granger per riuscire a stare dietro a tutto quello che faccio (o che vorrei fare). Oltre a tutto quello che hai elencato, mettiamoci anche che sono mamma di due splendide ragazze, e che cerco di andare a cavallo (mia grandissima passione) almeno una volta a settimana.

Ciò detto, veniamo a Lea e Sven… Sono i due protagonisti de Il segno della tempesta, mio romanzo d’esordio edito da Astro Edizioni. Sono due ragazzi come tanti, alla ricerca del loro posto nel mondo, ma al tempo stesso sono molto, molto speciali, e se ne renderanno conto proprio conoscendosi e affrontando insieme un cammino che è di riconoscimento e scoperta. Perché alla fine è solo quando accettiamo quello che c’è di speciale in noi, e che a volte ci fa paura, e decidiamo di seguirlo, che riusciamo a trovare davvero la nostra strada.

Primo
I due protagonisti sono giovani, quei vent’anni dove ancora tutto è possibile ma si inizia a sentire sempre di più il peso del mondo reale. E devo dire che se è già difficile accettare e intraprendere un cammino nella vita di tutti i giorni, abbracciare una vita come quella di Lea e Sven, condita di mito e mistero, è un incredibile atto di coraggio. A cosa ti sei ispirata, per questo grande salto?

Probabilmente, tutto è nato dal fatto che io stessa, quando ho cominciato a scrivere questo romanzo, ero proprio in quella fase della vita, quei vent’anni in cui tutto sembra possibile e, al tempo stesso, dubbi e paure sul proprio futuro sono in agguato.

Il bello di aver pubblicato Il segno della tempesta ben dieci anni dopo averlo concluso mi ha permesso, però, nella fase necessaria di riscrittura, di aggiungere qualcosa di importante al messaggio che volevo dare ai lettori: per quanto difficile possa sembrare a volte il cammino che abbiamo davanti, dobbiamo continuare a credere ai nostri sogni.

Attraverso la storia di Lea e Sven, e attraverso la mia esperienza, posso dare un messaggio positivo a chi sceglie di darmi fiducia e di leggere questo libro. Posso dire loro che sì, seguire quel che abbiamo dentro di speciale è giusto, e alla fine ci conduce proprio lì, dove volevamo arrivare. Anche se magari all’inizio ancora non lo sapevamo.

Secondo
Rivedere il libro dopo dieci anni ti avrà sicuramente portata a rimaneggiare il testo da una certa distanza (da ventenne a donna matura) e con una certa ottica. Quanto è cambiato rispetto a una prima stesura?
E senti, siccome sai che su Spizzichi e bocconi si cerca di parlare di editoria da tutti i punti di vista, puoi dirmi quanto e come ha influito sul tuo lavoro la mano di un editor? Come si lavora alla Astro Edizioni?

Moltissimo! Si può dire che sia diventato un romanzo del tutto diverso. Il nucleo iniziale, in un certo senso, è rimasto, ma innanzitutto è passato dalla prima alla terza persona, e poi si sono aggiunti intrecci, personaggi, vicende… insomma, una vera e propria riscrittura, alla luce dell’esperienza in più che avevo (come editor e come traduttrice, in primo luogo, ma anche intesa come esperienza di vita tout court).

Con Astro mi sono trovata davvero molto bene. C’è un’atmosfera amichevole e di supporto anche verso chi è alla prima esperienza, e da due anni a questa parte sto avendo molte soddisfazioni. Non immaginavo neanche che il mio primo romanzo avrebbe mai visto davvero la pubblicazione, e nel giro di un paio d’anni mi sono ritrovata con due libri all’attivo e un terzo in lavorazione!

Il lavoro dell’editor è ovviamente fondamentale. Anche e soprattutto nella riscrittura de Il segno della tempesta, è stato cruciale l’apporto di un editor professionista (che è stata la casa editrice a garantire) che mi ha dato idee e spunti e mi ha aiutato a rendere il romanzo quello che è oggi. E, considerando quanto sia stratificato, non era un compito semplice!

Contorno
Con Sara Gavioli si parlava, l’altra volta, di quanto il lavoro di editing fosse più un processo di maieutica, con Barbara Sanlei si parlava del fantasy. Con te posso parlare un po’ di tutti e due gli argomenti. Dunque: lavorare in casa editrice, con un editor che caccia fuori da te un po’ tutto quello che forse un autore ancora non sa sulla propria scrittura, ha cambiato il tuo modo di approcciarti ai tuoi stessi manoscritti o al genere letterario di cui scrivi?

Sicuramente sì! Con il lavoro che c’è stato prima della pubblicazione de Il segno della tempesta ho imparato molto, tanto che mi è venuta voglia, poi, di lavorare a tematiche più complesse, soprattutto nell’affrontare la psicologia dei personaggi, e di provare a cimentarmi con un’unione tra urban fantasy e fantasy più classico, genere con cui sono cresciuta fin da adolescente. E da questa serie di ispirazioni e aspirazioni è venuto fuori il mio secondo romanzo, I figli della tempesta (clik), uscito a ottobre 2017.

Dolce
Ultima domanda. Parliamo appunto di fantasy, secondo alcuni un genere più bistrattato e preso sotto gamba. Secondo te c’è da rieducare le persone all’apprezzamento di questi libri? Quant’è forte il pregiudizio che vede i fantasy (di qualsiasi tipo) legati a una letteratura più infantile?

Io personalmente credo che il fantasy, in tutte le sue forme, non abbia età: come per altri generi letterari, ci sono romanzi adatti ai più piccoli, e romanzi adatti agli adulti. In fondo, non considererei la saga di George Martin adatta a “ragazzini”, e neanche molte storie di Joe Abercrombie, mentre ci sono tanti romanzi fantasy che possono essere letti “a più livelli”, e dunque da diverse fasce d’età.

Questo genere è, nei suoi esponenti migliori, una metafora che utilizza l’escamotage del fantastico per dare un messaggio ben più profondo e legato alla realtà, o per far riflettere su spunti che sono effettivamente molto più vicini alla nostra realtà di quanto non possa sembrare a prima vista. Quindi, sì, sono una di quelle persone a cui viene da sorridere quando qualcuno mi dice “Ah, il fantasy, lo leggevo molti anni fa ma ora ho smesso”. In quei casi, mi viene solo da pensare: “Peccato, chissà quante belle letture ti sei perso, allora…”

 

 

Editor freelance, lettrice compulsiva, mangiona impenitente. Tra un refuso e una briciola recensisco libri e lavoro con gli autori accanto alle loro storie.

Rispondi

Site Footer